"Festività"
 
 

SAN MARTINO (11 Novembre)


Martino di Tours è stato colui che ha diffuso il monachesimo in Occidente dopo un periodo di vita militare. A circa 15 anni fu costretto dal padre, un ufficiale romano, ad arruolarsi nella guardia imperiale a cavallo. Ma nel 337, ad AMIENS, si fece battezzare e abbandonò la milizia. Quindi iniziò il suo apostolato in Italia e in Francia che durò per più di 26 anni. Divenne così una figura molto popolare e d amata.
Molte leggende popolari nacquero intorno al santo, la più conosciuta narra che in un freddo giorno di novembre Martino, ancora cavaliere, incontrò un vecchio mendicante vestito di stracci. Il pover’uomo, per il freddo, aveva le mani e il viso rossi e i piedi, scalzi, pieni di piaghe.
Martino non aveva niente con sé, solo un caldo mantello d lana. Allora scese da cavallo, prese il suo mantello, lo tagliò a metà con la spada e ne diede una parte al povero. Il cielo si commosse per quell’atto di generosità e il sole fece diventare i suoi raggi più caldi, come in estate. Per questo motivo viene chiamata “estate di San Martino” quel periodo intorno al 10 novembre in cui spesso la temperatura si fa più mite.
Le usanze popolari legate alla festa di San Martino sono varie in tutta Europa: sono influenzate dal fatto che questa festa cada in autunno avanzato, periodo della svinatura e di abbondanza in quanto i raccolti sono ultimati, ma soprattutto momento di cambiamento climatico. La festa avviene in campagna vengono consumati cibi tipici: in Italia il tacchino e la ci cerchiata; in Germania oca e dolci speciali ; nel Salento Pettole e buon vino rosso.
In altri luoghi comporta usanze tipiche del “capodanno” o del “carnevale”, con pratiche divinatorie come l’accensione di fuochi.

 

 

SAN MARTINO

La nebbia agl’irti colli
Piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare
ma per le vie del borgo
dal ribolir dei tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.
Gira su ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando;
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi di uccelli neri
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Giovanni Carducci