C’era una volta un ragazzo un
po’ sciocco… veramente era molto sciocco! Il suo
nome era Semplicino. Sua madre era rimasta vedova, ed oltre
a lui, aveva cinque figlie.
La povera donna lavorava tutto il giorno per poter assicurare
alla famiglia un pasto sicuro. Le sue figliole erano obbedienti,
ed avevano una gran voglia di lavorare e di aiutare la madre:
sbrigavano i lavori di casa, coltivavano il piccolo orto,
filavano e tessevano. Ma a quel tempo le ragazze, se volevano
sposarsi, dovevano avere una dote e un corredo di biancheria
ricamata… ma la loro era una famiglia povera!
-“Povera me, è un bel pensiero avere cinque figlie
da sposare!” si lamentava la vedova “ Per fortuna
ho il maschio, da grande mi aiuterà!”
Gli anni passarono e Semplicino era diventato un bel ragazzone,
ma ahimè, il suo cervello era rimasto quello di un
bambino! E non solo non aiutava mai la madre, non faceva altro
che procurarle guai!
A volte la povera vedova esasperata urlava:
-“Ma come ho fatto a mettere al mondo un figlio così?
Ma me lo hanno cambiato nella culla?”
Semplicino non ascoltava le urla della madre e continuava
a combinarne delle belle…ma un giorno combinò
proprio un grosso guaio, e la madre, esasperata, prese il
matterello e gliele diede di santa ragione! Il ragazzo iniziò
a correre, era convinto che sua madre non gli volesse più
bene. Ma si sbagliava, come ogni mamma, anche la sua lo avrebbe
perdonato e una volta passata la rabbia lo avrebbe accolto
a braccia aperte…ma lui era troppo sciocco per capire
questo e… scappò via!
Cammina cammina, verso sera si trovò ai piedi di una
montagna e vide un Orco seduto sulla soglia della sua caverna.
L’Orco era bruttissimo: aveva le orecchie a sventola,
una bocca enorme con dei dentacci lunghi e gialli, le sopracciglia
folte come spazzole e una testa enorme. Era così peloso
e brutto che avrebbe spaventato chiunque, ma Semplicino, quando
lo vide, non si scompose neanche. Gli fece un bell’inchino
e lo salutò: -“Buona sera Signore, come va? Mi
sai dire quanta strada devo fare per arrivare al paese in
cui devo andare?”.
-“Che sciocco” pensò l’Orco “come
posso dirgli quanta strada deve fare se non so dove deve andare?
Però mi è simpatico…” e senza pensarci
due volte, gli chiese:
-“Vorresti lavorare per me?”
-“Perché no!” rispose Semplicino “e
quanti soldi dovrei darti al mese?” aggiunse quel rintronato.
-“Bhe, se mi servirai per bene, sicuramente ti troverai
bene” rispose l’Orco ridendo sempre più
divertito da quello strano ragazzo.
-“D’accordo, affare fatto” sentenziò
Semplicino e fu assunto come garzone e cocchiere.
Il lavoro non era faticoso, e poi nella casa dell’Orco
si mangiava benissimo: lasagne e pollo arrosto!
Ma dopo due anni di quella comoda vita, gli venne una gran
nostalgia della sua mamma, delle sue sorelle, del suo paese…Pensava
alla sua casa giorno e notte…
L’Orco, che era tanto brutto quanto buono, se ne accorse;
chiamò Semplicino e con la voce più dolce che
riuscì a fare gli disse:
-“Ragazzo mio, ho capito che hai voglia di rivedere
la tua mamma e le tue sorelle. Non ti tratterrò qui
e, affinché il tuo viaggio sia più breve, ti
regalo questo somaro; ma stà attento a non dirgli ”Arri,
arri”, potresti pentirtene!”
Semplicino prese il ciuchino e, senza neanche salutare, partì
per tornate a casa. Mentre camminava ripensò alla raccomandazione
dell’Orco. “Ma perché non posso dire “Arri,
arri” a questa bestia? Io voglio provare a farlo!”
si fermò, scese dall’animale e gli gridò
-“ARRI! ARRI!”
In un attimo l’asinello alzò la coda e iniziò
a cacciar fuori perle, rubini, diamanti…
Che felicità! Semplicino raccolse veloce quel tesoro
e lo conservò nella sua borsa, rimontò sul somaro
e ricominciò felice la sua corsa verso casa.
-“La mamma sarà felicissima” pensò
“e le mie sorelle potranno finalmente farsi la dote
e sposarsi!!”
Ma presto si fece sera e il ragazzo pensò di fermarsi
a riposare in un’osteria, chiamò l’oste
e gli raccomandò l’asino:
-“Dagli da mangiare e da bere, ma stai attento a non
dirgli “Arri, arri” potresti pentirtene! Custodisci
anche la mia borsa, mi ridarai tutto domani mattina”
L’oste eseguì gli ordini, ma una volta nella
stalla sbirciò nella borsa del ragazzo, incredulo ammirò
il tesoro che vi era custodito. Nascose subito la borsa, tornò
in fretta dal ragazzo e gli preparò un’ottima
cena. Poi l’accompagnò nella sua stanza e aspettò
che si addormentasse.
Quindi l’oste si precipitò alla stalla, si avvicinò
al somaro e lo osservò attentamente ma non trovò
niente di particolare…incuriosito disse:
-“Perché non dovrei dire “ARRI, ARRI”
a questa bestia?”
A quelle parole l’obbediente somarello alzò la
coda e lasciò cadere per terra, con gran meraviglia
dell’oste, gemme, perle e pietre preziose.
L’oste credeva di sognare, esaminò le pietre
e si rese subito conto che erano preziosissime. Subito andò
a cercare un altro asinello che fosse identico a quello fatato
e li scambiò.
La mattina dopo Semplicino dormì fino a tardi. Quando
decise di alzarsi chiamò l’oste.
-“Preparami il conto e portami il mio somaro, ho fretta
di partire!” gli disse
-“Subito Signore” rispose l’oste e andò
a prendere l’asinello “falso”, quello che
aveva sostituito durante la notte.
-“E la mia bora?” chiese Semplicino
-“Eccola, e buon viaggio” si affrettò a
dire l’oste che a stento riusciva a trattenere le risate!
Aveva sostituito le pietre preziose con dei sassolini…
Semplicino riprese la strada per tornare a casa; era così
contento: nella sua borsa custodiva un tesoro e il suo somarello
avrebbe reso la sua famiglia ricchissima!
-“Trotta, trotta asinello la mia mamma resterà
a bocca aperta quando ti vedrà! E le mie sorelle avranno
un corredo meraviglioso!!” spiegava al somaro mentre
cavalcava.
Finalmente vide in lontananza la sua casa e subito iniziò
ad urlare:
-“Mamma cara, sorelline belle, siamo ricchi finalmente!!!”
La madre si affacciò alla finestra e riconobbe subito
il suo amato figliolo, chiamò le figliole e tutte insieme
corsero incontro al ragazzo.
-“Ben tornato, figlio mio” lo abbracciò
la madre stringendolo forte.
Poi tutte insieme iniziarono a fargli mille domande:
-“Quanto tempo sei stato via! Come stai? Cosa hai fatto?
E’ tuo questo asino? Come mai sei vestito così
bene?”
-“Ma lasciatemi parlare” urlò Sempicino
“vi ho portato un asino incantato! Mamma dammi qualcosa
da stendere a terra, una lenzuolo, una coperta…presto!”
-“Ma che fai? Ti rimetti a combinare guai?” gli
chiesero le sorelle
-“Lasciatemi fare, presto datemi un lenzuolo”
rispose il ragazzo sicuro.
La madre volle accontentare il ragazzo e prese due lenzuola
di lino: erano nuovissime e facevano parte del corredo delle
sorelle e le mise a terra proprio come aveva chiesto suo figlio.
Semplicino prese l’asino e lo condusse al centro delle
lenzuola.
-“ARRI ARRI!” gli disse, ma il somaro non fece
nulla.
-“Bhe? Non hai sentito? ARRI ARRI!” disse ancora
più forte.
Ma il somarello non si scompose, anzi iniziava ad innervosirsi
desiderava riposare nella stalla e mangiare un po’ di
fieno dopo la fatica che aveva fatto…
-“Ehi, sveglia!” urlò Semplicino al somaro
“arri, arri!” ma era come gridare al vento…Il
ragazzo si arrabbiò prese un bastone ed iniziò
a picchiare il povero somarello che, tanta la paura alzò
la coda, ma potete immaginare quello che lasciò cadere…
Quando la madre vide insudiciare le lenzuola delle figlie,
si scagliò contro Semplicino gridando:
-“Babbeo che non sei altro! Come hai ridotto la nostra
roba? Ma lo sai quanta fatica mi sono costati? Sarebbe stato
meglio che tu non fossi tornato!”
Semplicino, rendendosi conto di aver combinato un grosso guaio,
scappò via e corse tanto che senza nemmeno accorgersene,
si ritrovò alla grotta dell’Orco buono.
L’Orco era sulla porta di casa e sapeva già tutto,
perché gli Orchi sono come le fate e i maghi: sanno
tutto ciò che accade del mondo.
-“E così ti sei fatto ingannare dall’oste!”
gli disse “ma lo sai che un babbeo come te non l’ho
mai visto?”
Semplicino stette ad ascoltare i rimproveri dell’Orco.
Avvilito giurò che non si sarebbe mai più fatto
imbrogliare e riprese a lavorare per quell’energumeno
così buono.
Passò un anno e tornò la tristezza e la nostalgia
per la sua famiglia.
L’Orco se ne accorse e gli disse:
-“Credo tu abbia voglia di fare un salto a casa…
Vai, voglio farti un regalo anche questa volta. Porta a tua
madre questo tovagliolo, ma mi raccomando fino a quando non
sarai arrivato a casa non dovrai mai dire “tovagliolo
apriti!” o “tovagliolo chiuditi!” E attento
a non lasciarti imbrogliare! Buon viaggi e saluti a tutti!”
Semplicino non se lo fece ripetere due volte, mise il tovagliolo
in tasca e corse verso casa. Ma fatti pochi passi, cominciò
a pensare:
-“Perché mai non dovrei dire quelle parole al
tovagliolo? Mi piacerebbe provare…” e senza accorgersene
gli scappò di dire: ”Tovagliolo, apriti!”
Il tovagliolo si aprì e su di esso apparvero piatti
appetitosi: tortellini fumanti, pollo arrosto, una torta al
cioccolato, una bottiglia di vino e frutta di stagione.
-“Che meraviglia!” gridò Semplicino “con
questo tovagliolo non avremo più il problema di cucinare
e di fare la spesa! La mamma sarà contenta”.
Era così felice che non assaggiò nulla, aveva
troppa fretta di donare il tovagliolo magico alla mamma. Disse
subito “Tovagliolo, chiuditi!”. Tutto il cibo
sparì d’incanto, così com’era apparso.
Il tovagliolo si ripiegò da solo ed il ragazzo lo rimise
in tasca. Riprese la strada per casa, ma ormai era sera, allora
pensò di fermarsi alla solita osteria. Appena vide
l’oste, gli disse:
-“Metti questo tovagliolo in un posto sicuro, ma guardati
dal dirgli “Tovagliolo apriti!” o “Tovagliolo
chiuditi!” potresti pentirtene.
Il furbo oste si mise ovviamente il tovagliolo in tasca. Servì
al ragazzo una ricca cena e quando fu sicuro che questi ormai
dormiva profondamente, prese il tovagliolo e senza perdere
tempo disse: “Tovagliolo, apriti!”
Quello obbedì e magicamente tirò fuori un’infinità
di leccornie. L’oste rimase a bocca aperta, poi disse
“Tovagliolo, chiuditi!” e tutto sparì d’incanto.
Quindi corse in cucina a cercare un tovagliolo identico a
quello di Semplicino per sostituirlo.
L’indomani quando Semplicino si svegliò pagò
l’oste si fece ridare il tovagliolo, ma non si accorse
che non era il suo…
Così il ragazzo riprese il cammino per casa e pensava
tra sé, che grazie all’aiuto del tovagliolo magico,
la sua famiglia non avrebbe mai più patito la fame.
“Niente più minestrine sciapite, solo pollo arrosto,
dolci e vino a volontà. Chissà come sarà
contenta le mamma! E le mie sorelle sicuramente mi diranno
che sono il migliore fratello del mondo!”
Non appena il ragazzo vide la sua casa iniziò ad urlare:
-“Mamma, sorelline siamo ricchi! Guardate cosa vi ho
portato!”
La madre e le sorelle si affacciarono alla porta.
Semplicino mostrò loro il tovagliolo e disse:
“Qui c’è sempre un pranzo pronto”
e rivolgendosi al tovagliolo disse “ tovagliolo, apriti!”
Ma quello non si mosse
-“Tovagliolo, apriti” ripetè lo sciocco
E il tovagliolo fermo. Il ragazzo iniziò a sudare e
un pensiero, se pur lentamente, si fece strada nel suo piccolo
cervello.
-“Vuoi vedere che l’oste me l’ha fatta ancora?”
Poi, temendo che anche questa volta la madre lo avrebbe picchiato,
scappò a gambe levate.
-“E adesso dove vado? Che dirà l’Orco?
Non ho il coraggio di presentarmi a lui…” pensava
mentre correva. Ma, senza accorgersene, anche questa volta
arrivò alla gotta dell’Orco. Questi che sapeva
già tutto, appena lo vide disse:
-“Ti sei lasciato imbrogliare anche questa volta! Bravo!
E dire che ti avevo avvertito! Non potevi stare zitto? Dovevi
per forza raccontare tutto all’Oste? Lo sai che ti sei
giocato una grande fortuna?”
Semplicino ascoltò i rimproveri senza fiatare e riprese
servizio presso l’Orco.
Passarono altri tre anni ed il ragazzo ormai si era fatto
uomo. In casa dell’Orco non gli mancava nulla, ma aveva
tanta nostalgia della sua mamma e delle sue sorelle. Se pur
con grande dispiacere il buon padrone concesse a Semplicino
di lasciare il lavoro per ritornare a casa, e ancora una volta
volle fargli un regalo.
-“Prendi questo bastone” disse “ma attento
a non dirgli: “Bastone, alzati!” o “Bastone,
fermati!”. Potresti pentirti”.
-“Ubbidirò Signore, ormai sono un uomo e non
combino più guai” disse Semplicino prendendo
il bastone.
-“Fai buon viaggio, e salutami tua madre e le tue sorelle”
lo congedò l’Orco.
Il ragazzo si incamminò e per strada pensava a cosa
gli sarebbe mai potuto servire quel bastone. Nonostante avesse
fatto quella promessa al suo padrone, non resistette alla
tentazione. Si fermò e disse: “Bastone, alzati!”.
Quello si alzò davvero e iniziò a tempestare
di botte la povera testa del ragazzo. Per fortuna si ricordò
le altre parole dell’Orco e con tutta la voce che aveva
in petto disse: “Bastone, fermati!”. E quello
si fermò immediatamente.
Mentre si palpava la testa indolenzita un’ idea gli
balenò improvvisa:
-“Questa volta, signor oste, dovrai fare i conti con me!”.
Il ragazzo riprese subito il cammino in direzione della solita
osteria.
Quando l’oste lo vide arrivare chiamò subito la
moglie, sperava di poter sottrarre al ragazzo un altro oggetto
magico!
-“Guarda cara, è tornato quel babbeo che ci ha
servito in un piatto d’argento l’asino e il tovagliolo
fatati. Magari anche questa volta avrà qualcosa da farmi
custodire…” disse ridendo
-“Buonasera” salutò Semplicino avvicinandosi
“avrei bisogno di una buona cena e di un letto per dormire.
Per favore, metti in un posto sicuro questo bastone e mi raccomando
non dire mai “Bastone, alzati!” precisò il
ragazzo
Il perfido oste non se lo fece ripetere due volte, nascose il
bastone nella sua camera e raggiunse sua moglie in cucina per
preparare una ricca cenetta.
Semplicino mangiò tutto con grande appetito e, finita
la cena, andò subito a letto.
L’oste era al settimo cielo. Si precipitò dalla
moglie e le disse: “Quel babbeo questa volta mi ha consegnato
un bastone, e mi ha anche detto le parole che “non devo
dire”. Chiudi la porta, proviamoci subito…chissà
quante cose prodigiose potrà fare questo bastone!”
e con voce sicura disse “Bastone, alzati!”. Subito
quello ubbidì ed iniziò a picchiare in maniera
alternata la testa dell’oste prima e di sua moglie dopo.
-“Aiuto, aiutatemi” gridava l’uomo
-“Pietà!” implorava la donna
Ma il bastone continuava, passando dall’uno all’altra
con una velocità incredibile. Cercarono di fuggire ma
il bastone li seguiva ovunque.
-“Solo il giovanotto può fermare questo bastone”
capì l’oste avviandosi verso la camera di Semplicino.
Il ragazzo era sveglio ad aspettare che i due avari cadessero
nella sua trappola, ma quando questi si precipitarono nella
sua stanza, fece finta di essere addormentato: quei due si meritavano
davvero tante botte per tutto quello che gli avevano fatto!!
-“Per carità, fate fermare questo coso indiavolata”
implorarono i due malcapitati in coro.
Molto lentamente il ragazzo si mise a sedere sul letto, era
troppo divertente guardare quella scena. Finalmente si decise
a parlare.
-“Ma bravo! Anche questa volta mi hai disubbidito! Confessa:
dove hai nascosto il mio asino fatato?” chiese Semplicino
-“E’ nella stalla, ve lo ridarò …”
rispose l’oste
-“E il mio tovagliolo fatato?”
-“E’ nella credenza, ve lo ridarò…”
-“Vai a prendere tutto, solo allora fermerò il
bastone” ordinò sicuro di sé Semplicino
L’oste ubbidì, prese l’asino dalla stalla
e il fazzoletto dalla credenza…sempre con il bastone che,
instancabile, continuava a colpire la sua povera testa.
Il ragazzo accarezzò l’asinello e per essere proprio
sicuro che fosse il suo, sottovoce sussurrò “arri,
arri” ed il ciuchino ubbidiente rispose all’ordine
sfornando bellissime pietre preziose. Controllò anche
il tovagliolo, e anche quello funzionò alla perfezione.
Solo allora ordinò al bastone di fermarsi.
Semplicino guardò i due coniugi tutti spettinati che,
ancora storditi, se ne stavano a terra. Infilò il tovagliolo
in tasca, si mise il bastone sotto il braccio e salì
in groppa al ciuchino pronto a riprendere il cammino verso casa.
Felice pensò tra sé:
-“Questa volta metto tutto a posto. Le mie sorelle avranno
dei magnifici corredi. E poi mangeremo pollo arrosto ogni giorno!!!”
Appena vide la sua casa all’orizzonte, iniziò a
chiamare le sorelle e la madre a gran voce. Appena lo videro
gli corsero felici incontro.
-“Finalmente sei tornato, figlio mio!” disse la
madre abbracciandolo piangendo tanta la felicità.
Questa volta la madre e le sorelle rimasero sbalordite nel vederlo
così ben vestito e sicuro di sé.
Finiti gli abbracci Semplicino fece vedere l’asino e subito
gli disse “arri, arri!” . E quello alzò la
coda e sfornò perle, rubini, diamanti…che le sorelle
raccolsero incredule.
-“Finalmente potremo avere anche noi una buona dote: Ma
dove hai trovato un animale così?” chiesero
-“E’ un dono del mio principale: l’Orco buono.
E la sorpresa non è finita…” prese il tovagliolo
dalla tasca e ordino: “tovagliolo, apriti!”
E quello si aprì mostrando lasagne, carne arrosto, vino
a volontà e tanti dolci appetitosi. Potete immaginare
la felicità di quelle donne. Tutte abbracciarono contente
il fratello che le aveva rese ricche, e vissero a lungo insieme
e felici.